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Lunedì, 11 Dicembre 2017

Deontologia - Teleologia

Due teorie etico-normative

Le due figure argomentative, o teorie etico-normative, di solito conosciute sotto il nome di Deontologia e Teleologia, creano non poche difficoltà a tutti coloro che si interessano appunto di formulare il giudizio morale sulle diverse azioni umane […].

Bisogna, però, tenere chiaramente presente che quella radicale divergenza esistente fra le due teorie al momento della fondazione di una norma, scompare quasi totalmente a livello di risultati normativi o di giudizi morali: quasi insignificante il numero delle azioni sulle quali viene a formularsi un divergente giudizio morale in base alla teoria etico-normativa seguita.

La teoria teleologica

Secondo la teoria teleologica il giudizio morale dovrà essere formulato sempre a partire dalle conseguenze dell'azione, del valore o del non valore di queste conseguenze e soprattutto di quella che si identifica con l'attuazione dell'amore del prossimo. Il riferimento ai valori ed ai non valori prodotti dall'azione o quelli con cui si identificano le sue conseguenze è talmente indispensabile nell'applicazione di questa teoria, che essa presuppone, e non può farne a meno, una ben precisa teoria dei valori.

Da tanti autori […] il criterio etico-normativo della teleologia viene assunto spesso o riportato sotto la formula costi-benefici o sotto il principio della beneficenza.

La teoria di tipo teleologico, per essere tale, dovrà orientarsi innanzitutto alla realizzazione del valore morale. Essa sostiene che questo valore dovrà essere preferito sempre a qualsiasi altro valore non morale. E sostiene pure che nel caso in cui i valori dovessero entrare in conflitto fra di loro bisognerà seguire ben precisi criteri.

Secondo questi criteri in caso di conflitto fra valori non morali bisogna realizzare in primo luogo quelli più fondamentali e via via quelli meno fondamentali: quando c'è pericolo di cancrena, ad es., è lecito e doveroso dal punto di vista morale amputare l'arto, perché il valore vita è molto più fondamentale rispetto al valore integrità fisica. Nel caso, invece, di conflitto fra il valore morale e uno dei tanti valori non-morali, si ha l'obbligo di preferire sempre il più alto valore morale della propria bontà, anche a costo di perdere il più fondamentale valore non morale della propria vita.

La teoria deontologica

Secondo la teoria deontologica, invece, il giudizio morale, almeno su certe azioni, dovrà essere stabilito a prescindere da qualsiasi riferimento alle loro conseguenze: quando si ha a che fare con certe azioni umane, ed in particolare quelle che si riferiscono all'ambito della sessualità, del matrimonio, della vita, del linguaggio, il giudizio morale risulta già chiaro per altra via.

La teoria deontologica si distingue in deontologia della regola, riscontrabile in Kant e nella teologia morale cattolica, secondo la quale esistono delle regole fondate sui due argomenti sotto indicati e deontologia dell'atto, riscontrabile nell'esistenzialismo filosofico e nel discorso teologico dell'etica della situazione, che esclude l'esistenza di qualsiasi norma mista del comportamento o che afferma l'impossibilità di formulare giudizi morali universali e la possibilità di formulare la sola norma morale dell'atteggiamento.

I due argomenti più conosciuti della teoria normativa di tipo deonteologico […] sono i seguenti: illecito perché contro natura e illecito per mancanza di permesso. Il primo viene prevalentemente usato per le norme morali relative alla sessualità ed al linguaggio, al secondo si fa ricorso nel processo valutativo dei comportamenti attinenti la vita umana.

Come ogni argomentazione etica, veramente tale, è identificabile con l'una o con l'altra delle due teorie etico-normative, così ogni argomentazione di tipo deontologico è, quasi sempre, riconducibile all'una o all'altra di queste due formule.

Il deontologo ritiene che l'illiceità morale di certe azioni, almeno in alcuni casi, appaia chiaramente a partire già dall'applicazione di questi due argomenti: certe azioni, cioè, secondo lui, sono sempre identificabili o come azioni contro natura o come azioni che l'uomo non ha mai il permesso di compiere. Una simile attribuzione non permetterà mai di mettere in discussione le suddette azioni, nemmeno quando esse, considerate secondo il punto di vista teleologico, dovessero provocare per se stessi e per l'umanità intera conseguenze catastrofiche.

Come si sarà notato, il termine deontologia non viene assunto qui nel senso etimologico del termine che corrisponde a insieme di doveri elencati in un codice professionale. Il termine, piuttosto, viene usato per definire la teoria etico-normativa di tipo non teleologico o ad essa opposta. Teleologia, invece, assume il senso etimologico di studio dei fini o delle conseguenze. Fra le due teorie argomentative, così, non c'è alcun punto di convergenza per quanto riguarda il tipo di fondazione da dare ad una norma morale: se si segue una delle due teorie, si dovrà categoricamente escludere l'uso dell'altra.

Almeno dovrebbe essere così dal punto di vista logico, se fossero osservate con coerenza le regole tipiche dei due diversi modi di argomentare. Di fatto, non sempre esse vengono seguite con rigorosità logica e, ad argomenti di tipo deontologico, talvolta il deontologo aggiunge pure argomenti di tipo teleologico, o viceversa, aggravando ancor di più la confusione già esistente. Come succede pure che di fatto per quei contesti operativi in cui, tradizionalmente, l'etica filosofica o teologica argomentava seguendo la teoria deontologica, si segua oggi una figura argomentativa che vorrebbe essere, ma che spesso non è, di tipo teleologico o viceversa.

L'applicazione delle teorie

L'applicazione della teoria teleologica è molto più difficile di quella deontologica. Per questo se per certi versi si può affermare che tanti dibattiti […] sono dovuti, in ultima analisi, all'uso dell'una o dell'altra teoria argomentativa, per altri versi bisogna invece affermare che nella stragrande maggioranza di questi dibattiti la divergenza è dovuta più alla non corretta applicazione della teoria teleologica, che all'argomentazione usata.

Le due teorie divergono quasi sempre solo nella fase relativa alla fondazione della norma. Non divergono affatto nella visione del modo di rapportarsi alla norma o nel dovere che ambedue affermano di osservarla. Pur divergendo nel momento della fondazione, esse solo rarissimamente pervengono a giudizi morali divergenti.

Pur applicando sempre in quegli ambiti operativi già esplicitati il tipo di fondazione deontologica, la tradizione etico-filosofica ed etico-teologica, in modo particolare, di fatto poi rientrava nella prospettiva teleologica ricorrendo all'uso di tanti principi, come quello del duplice effetto, della restrictio mentalis, dell'eccezione, della totalità, ecc., o a distinzioni come quelle del diretto-indiretto, volontario-involontario, innocente-colpevole, ecc.

In questo modo si salvava, ma solo apparentemente, il modo di procedere deontologico ed in realtà si procedeva teleologicamente.

[…] Una simile problematica non è facilmente riconducibile a soluzione, nel senso che difficilmente si può ipotecare un futuro senza deontologi o senza teleologi. Alla presenza delle due argomentazioni, però, bisogna ovviare con un confronto sereno e continuo delle due figure argomentative per evidenziare quale delle due teorie risponde meglio ai diversi interrogativi sulla fondazione di un giudizio morale e quale delle due sia quella da seguire nel caso, sia pur raro, di divergenza nella soluzione normativa.

 

Voce a cura di:
Salvatore Privitera, 1945-2004

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Tratto da: S. Leone, S. Privitera, Dizionario di Bioetica, ISB, Acireale 1994. Si veda anche il più recente: S. Leone, S. Privitera, Nuovo Dizionario di Bioetica, Città Nuova - ISB, Roma - Acireale 2004.