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Venerdì, 18 Agosto 2017

Quanto vale un topolino?

di Uwe Jean Heuser, Die Zeit, Germania

Due economisti hanno fatto un esperimento in cui era in gioco la vita di un topo. Volevano dimostrare che il mercato influenza il senso morale.

Tra le pagine di uno degli ultimi numeri della rivista scientifica statunitense Science è nascosta una rivelazione clamorosa: un economista tedesco sostiene che il mercato distrugge l'etica. L'economista si chiama Armin Falk, ha 45 anni e la sua immagine non corrisponde certo a quella del classico professore di economia. Nel Center for economics and neuroscience dell'università di Bonn è difficile capire chi sia il docente e chi siano gli studenti tra le tante persone in jeans. Falk, che si definisce un liberale di sinistra, progetta esperimenti sul comportamento degli esseri umani. Si meraviglia che i suoi colleghi parlino sempre meno di etica e lascino che a occuparsi del dibattito siano solo i filosofi, come lo statunitense Michael Sandel, convinto che l'ideologia del mercato allontani il senso civico dalla nostra vita. "Adam Smith, il padre dell'economia, era anche un filosofo morale", osserva Falk. "Noi economisti dobbiamo recuperare la capacità di parlare delle questioni etiche".

Così Falk ha fatto quello che gli riesce meglio e ha organizzato un esperimento provocatorio insieme a Nora Szech, una collega di Bamberga. I due volevano scoprire come mai gli esseri umani sono disposti a calpestare i valori morali. L'ipotesi è che vi siano spinti dal mercato, che stabilisce una distanza tra le persone e le conseguenze delle loro decisioni. Chi pensa ai campi allagati in Asia quando compra dei mobili in legno pregiato? Chi conosce le persone che cuciono in condizioni indegne una maglietta a basso costo? "Pensate alla fabbrica tessile bruciata di recente in Vietnam", dice Falk. "Compriamo le magliette uscite da lì solo perché sono prodotte a cinquemila chilometri di distanza".

Il discorso sembra plausibile. Ma come si fa a verificare che sia il mercato a compromettere la morale? Nell'esperimento i partecipanti dovevano decidere se in un mondo basato sulla legge della domanda e dell'offerta erano disposti a commettere un peccato in cambio di denaro. Ma quale peccato? Falk si è rivolto a un laboratorio di ricerca che alleva topi geneticamente modificati per degli esperimenti e sopprime quelli in cui la manipolazione non riesce. Il peccato sarebbe stato l'uccisione dei topi.

I partecipanti, quindi, hanno dovuto scegliere tra una somma di denaro e la sopravvivenza di un topo. Accettando i soldi, il topo sarebbe stato ucciso. Rinunciando al guadagno, l'équipe di Falk avrebbe pagato il laboratorio per il mantenimento di un animale destinato a morire. Falk e Szech hanno effettuato l'esperimento nella primavera del 2012. Per due giorni e mezzo hanno affittato sei sale della Beethovenhalle, il teatro di Bonn, e ci hanno installato duecento computer portatili. Erano coinvolti circa mille studenti, che sono stati messi a confronto con situazioni diverse. Alcuni sceglievano da soli tra etica e denaro, mentre altri agivano in un mercato dove c'erano offerenti e acquirenti.

Il primo caso era elementare: ogni partecipante doveva decidere, da un lato, tra un guadagno di dieci euro e la condanna a morte di un topo, e dall'altro tra la rinuncia al denaro e la sopravvivenza del topo. Alle persone coinvolte era stato detto che il topo in questione era giovane e sano e aveva una speranza di vita di due anni. Nell'altro caso a ogni partecipante era assegnato il ruolo di "venditore" o quello di "compratore". Ai venditori era affidato un topo, mentre i compratori avevano venti euro ciascuno. Le due parti potevano trattare: se raggiungevano un accordo, il venditore riceveva il pagamento pattuito; mentre il compratore tratteneva il resto dei suoi venti euro se riusciva a strappare un prezzo inferiore. A tutte le persone coinvolte è stato detto in anticipo che non era obbligatorio trattare. Per fare in modo che il contesto somigliasse di più a un mercato normale, sono stati coinvolti molti venditori e compratori, che dal loro computer potevano proporre un prezzo in modo anonimo. Se un compratore faceva una proposta, un venditore poteva accettarla. Poi tra i due venivano ripartiti i venti euro e il topo perdeva la vita. Il gioco finiva quando nessuno faceva più offerte.

Il risultato della prova è stato che, quando dovevano scegliere da soli, i partecipanti hanno optato nel 45 per cento dei casi per il denaro, mentre nelle trattative di mercato la proporzione è salita al 75 per cento. Il 45 per cento è già una percentuale alta: in fondo per uno studente universitario dieci euro non sono molti. Ma la differenza rispetto al mercato è notevole. Inoltre, i cosiddetti venditori ottenevano raramente più di dieci euro. Il prezzo medio è stato di 6,40 euro e ha continuato a scendere man mano che l'esperimento veniva ripetuto. Alla fine i venditori sacrificavano i topi in media per meno di cinque euro. Nella situazione di mercato, quindi, l'etica era in dall'inizio più limitata che nelle decisioni individuali, e a quanto pare è degenerata ulteriormente con il passare del tempo.

Alcuni venditori hanno incrociato le braccia subito dopo la presentazione e si sono semplicemente rifiutati di accettare qualunque accordo. Inoltre, non tutti i gruppi si sono comportati allo stesso modo. "Le donne hanno concluso meno affari degli uomini", spiega Falk, "e i vegetariani sono stati meno attivi dei carnivori". È stato fatto anche un test d'intelligenza, e chi ha ricevuto un punteggio maggiore ha avuto un comportamento morale più corretto. Ma queste differenze sbiadiscono di fronte all'osservazione che molti mettono da parte la morale quando possono risparmiare o guadagnare un po' di soldi protetti dall'anonimato del mercato. Se gli altri lo fanno, il loro peso sembra limitato e la violazione appare socialmente accettata, la responsabilità si dilegua molto presto.

Falk e Szech paragonano il loro esperimento alla quotidianità dei consumatori tedeschi. In Germania molte persone sono contro il lavoro minorile e il maltrattamento degli animali. Ma sul mercato, nel loro ruolo di consumatori, ignorano questi valori e comprano giocattoli di plastica economica o la carne nei discount. Naturalmente tutti sanno delle condizioni invivibili delle fabbriche che sfruttano gli operai o quelle degli allevamenti industriali, ma dato che per loro queste situazioni non diventano mai una realtà concreta, dopo un po' smettono di farci caso. Ha senso ricordare l'etica agli esseri umani? I ricercatori non ne sono molto convinti. In fondo chi ha partecipato al loro esperimento sapeva bene che la conseguenza di ogni transazione sarebbe stata la morte di un topo.

Forme di sfruttamento

L'esperimento di Bonn sta facendo discutere gli economisti. Alcuni, dice Falk, vogliono mettere personalmente alla prova la tesi del collegamento tra mercato ed etica. Ma altri colleghi faticano ad accettare l'interpretazione dell'esperimento: in fondo, dicono, il mercato contrasta forme ancora peggiori di sfruttamento. Il lavoro minorile in Bangladesh è inaccettabile, ma spesso la fame e la prostituzione lo sono di più. Se l'economia cresce, inoltre, molti possono affrancarsi dallo sfruttamento.

Un dibattito acceso nascerà probabilmente intorno a un'altra questione: l'esperimento ha effettivamente riprodotto le condizioni di mercato? O non riguarda piuttosto la tendenza degli esseri umani a nascondersi dietro un gruppo? Un comportamento simile c'è già, per esempio, nell'esercito, dove i plotoni d'esecuzione sono composti da diversi tiratori in modo che nessuno si senta personalmente responsabile. Questo comportamento, però, è importante anche quando si parla di mercati.

Falk e Szech non negano le virtù del mercato: le economie di mercato moderne funzionano solo grazie alla fiducia tra clienti e fornitori e tra creditori e debitori, e spesso rafforzano ancora di più questa fiducia. Eppure l'esperimento del topolino dimostra in modo semplice che in certi casi il mercato rende più facile mettere da parte il giudizio morale. Com'è successo con i banchieri, che hanno continuato a confezionare i pacchetti di titoli tossici all'origine della crisi finanziaria. Lo stato avrebbe dovuto proibire o, meglio ancora, controllare quel mercato, dove la morale era svanita.

Dopo l'esperimento i partecipanti hanno scoperto la verità: si trattava di topi di laboratorio destinati a essere soppressi. Nonostante tutto, alcuni hanno detto di sentirsi in colpa e almeno uno era infuriato. Avevano capito quanto fosse facile ignorare la propria coscienza. Com'era successo alle persone sottoposte al famoso esperimento Milgram del 1961, in cui ai partecipanti era stato ordinato di infliggere delle scosse elettriche a un'altra persona e lo avevano fatto senza risparmiarsi. In seguito gli fu rivelato che le "vittime" avevano solo simulato il dolore, ma i partecipanti hanno dovuto convivere per tutta la vita con l'idea che quando gli era stato ordinato erano stati pronti a infliggere una sofferenza a un'altra persona.

Falk accetta il fatto che ognuno abbia principi etici diversi. Ma il suo esperimento è un appello agli esseri umani affinché ricordino i valori morali anche nel mercato. Il suo è anche un appello agli economisti, per fare in modo che intervengano nuovamente nel dibattito sul bene e sul male. E ora è possibile che raccolgano la sfida.

Fonte originale: l'articolo è uscito su "Die Zeit" il 16 maggio 2013 con il titolo Was ist Ihnen das Leben dieses Maus wert? La traduzione in italiano è apparsa su "Internazionale", n. 1005, 21/27 giugno 2013.