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Venerdì, 20 Ottobre 2017

La dinamica associativa chiave di civiltà e felicità

Viviamo in un periodo in cui l'individualismo, "maturato" e "coltivato" per tanto tempo, sta dimostrando i suoi lati negativi; e uno di questi effetti è senz'altro la perdita di civiltà.
In che cosa si esprime questa perdita? Innanzitutto nel fatto che il "paradigma economico" ormai predomina in tutti gli ambiti della nostra vita. Il "paradigma economico", infatti, consiste nell'inseguire gli interessi propri, nell'aumento del proprio profitto, e in una valutazione delle nostre azioni a breve termine.
Nella misura in cui la nostra società si adegua sempre più a tale paradigma di ragionamento, perde quella dimensione della "civiltà". Ciò si esprime in una perdita del senso di giustizia e della colpa e conseguentemente nel dileguarsi della responsabilità e della coscienza che le nostre azioni, per quanto individuali possano essere, producono sempre del "bene" o del "male". È questa l'analisi di Luigi Sturzo secondo il quale la politica dovrebbe fare il primo passo per sfatare tale meccanismo: non è, infatti, la politica il luogo in cui non si devono seguire gli "interessi propri" ma il "bene comune?". Mentre il paradigma economico logora la "civiltà", il fine della politica, al contrario, consiste nell'"incivilmento" della società. Tale incivilmento non può essere imposto, però, dall'autorità politica, ma è affidato alle potenzialità inerenti al corpo sociale. Sarebbero da promuovere, in altre parole, tutte le forme di vita sociale che permettono alle persone di fare certe esperienze di vita condivisa, nella quale reggono altri parametri che non l'interesse e il calcolo egoistico. Sono queste soprattutto le forme sociali che ci propone la nostra tradizione civile: ossia la famiglia e la religione. Mentre nella vita sociale e nei nostri rapporti "economici" ognuno insegue i suoi fini e ricerca la felicità disinteressandosi dell'altra persona, ciò nella famiglia e nei gruppi religiosi non è possibile. Anzi, l'esperienza in questi gruppi risulta rovesciata: difficilmente uno riesce ad essere felice sapendo che l'altro non lo è. È questa la dinamica "associativa" della felicità, di cui osservava il filosofo inglese J. S. Mill: "sono felici solo coloro che hanno le menti fissate su qualcos'altro che la propria felicità: sulla felicità degli altri, o nel miglioramento dell'umanità". L'incivilmento della società, perciò, non diminuirà la nostra felicità, ma al contrario, la aumenterà.

Markus Krienke

Pubblicato su "Il Caffè" del 10.06.2012