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Lunedì, 11 Dicembre 2017

Il confine etico dell'indagine scientifica

Ricerca, servizio alla persona

La ricerca scientifica non cammina, corre. 
Fino a pochi anni fa i grandi interrogativi etici arrivavano dalle frontiere della medicina: trapianti d’organo, interventi su stati intersessuali, rianimazione di malati terminali, ecc. Poi si sono spostati sulle nuove tecniche di riproduzione umana: fecondazione medicalmente assistita, embrioni sovranumerari, congelamento degli embrioni... Ora toccano le sorgenti stesse della vita: l’uomo sta per diventare materialmente padrone della sua vita. Se fino a oggi l’uomo poteva condizionare altri uomini solo economicamente, socialmente, politicamente, culturalmente, ora li può condizionare anche biologicamente, geneticamente. In altri termini nasceremo condizionati. Ma non più solo dalla natura, anche da chi viene prima di noi o ha più potere di noi.
Una frontiera che per molti segna l’apice del progresso scientifico, per altri rappresenta il confine che l’uomo non avrebbe mai dovuto oltrepassare. Come nei confronti della scoperta della struttura dell’atomo, della disintegrazione nucleare e delle sue applicazioni: per gli uni ha rappresentato il vertice più alto dello sviluppo della scienza fisica, per altri una soglia che l’uomo non avrebbe mai dovuto varcare. Non a caso si guarda all’arsenale atomico come a una specie di minaccia di “aborto cosmico” permanente. E non manca chi stabilisce un parallelo con gli sviluppi delle biotecnologie che permettono all’uomo di trasformare artificialmente non solo la natura esterna, ma anche la natura interna all’uomo, la struttura della sua stessa vita.
Ecco perché si torna a parlare di legge naturale, non solo in senso metafisico, spirituale, ma anche in senso fisico, biologico. Diventa ineludibile la domanda antropologica: chi è l’uomo? Quale destino lo attende? Una domanda che rinvia all’etica, la scienza che può e deve determinare quali scelte siano conformi alla natura, alla dignità dell’uomo, e quali invece ne siano difformi, ne ostacolino la crescita, lo sviluppo. La risposta che si dà è purtroppo ancora problematica, specie quando ci si trova di fronte a fenomeni nuovi o dove si incrociano risposte diverse o contraddittorie. Non deve meravigliare pertanto se anche di fronte a questa nuova scoperta i fronti tornano a dividersi, a contraddirsi: vi è che ne vede le conseguenze positive per l’ambiente, per l’uomo stesso, e chi al contrario ne teme le conseguenze negative.
Ma se l’etica non è ancora in grado di raccogliere il consenso di tutti, è pur sempre possibile fissare alcuni punti di riferimento formali, metodologici, in base ai quali elaborare in modo corretto i giudizi morali che stanno alla base delle nostre scelte, dei nostri comportamenti.
Quali sono tali punti di riferimento? In negativo possiamo dire che non sono i costumi, la prassi: si rimarrebbe nell’ambito di un’etica puramente descrittiva, non normativa. Non è nemmeno la scienza, la possibilità o meno di ottenere determinati risultati: se così fosse, sarebbe la liquidazione dell’etica. Non è neanche il dato puramente biologico: non si può essere aprioristicamente contrari a ogni intervento sulla natura dell’uomo o dell’ambiente. Non è infine l’atteggiamento, la buona volontà delle persone: rimarrebbe scoperta la domanda se si traduca o meno in scelte e comportamenti moralmente giusti, retti. In positivo possiamo invece dire che il criterio fondamentale dell’etica è il bene dell’uomo, del soggetto, considerato in una visione integrale e totale: non solo anima, anche corpo; non solo individuo, anche società; non solo immanenza, anche trascendenza. Il che implica due cose: il dovere di non recare danno all’uomo, al soggetto, e un calcolo di proporzionalità tra conseguenze positive o negative dei comportamenti che si assumono.
Riconoscere in teoria e in pratica che la ricerca biologica e le sue applicazioni sono dipendenti dall’antropologia e dall’etica significa riconoscere che il senso della scienza e della tecnica sta nel servire la persona (presente e futura) e non servirsi della persona, fosse pure per il bene della specie umana.

 

Giuseppe Trentin