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Venerdì, 18 Agosto 2017

La moralità, specchio dell'intelligenza

Sembra un concetto quasi passato di moda, una categoria di cui non si deve tenere troppo conto perché condizionata da oscurantismo intellettuale, in fondo un retaggio del passato. Eppure la morale pervade oggi più che in passato ogni aspetto della vita, e lo farà forse in modo ancora più visibile via via che l'umanità si troverà ad affrontare nella vita di ogni giorno temi immensi quali la clonazione, gli organismi geneticamente modificati, la fame, la salvaguardia del pianeta, le differenze tra poveri e ricchi del mondo, le macchine intelligenti.
Definire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, in altri termini, non è mai stato così attuale, anche alla luce delle interpretazioni legate alle neuroscienze proposte negli ultimi anni, e a questo argomento Tim Crane, uno degli ospiti di punta di Bergamoscienza, ha dedicato gran parte del suo lavoro di ricerca, e molti dei suoi numerosissimi testi.
Crane, occhi vivacissimi e sorriso contagioso, è uno dei filosofi della scienza più influenti del mondo, ed è Knightbridge Professor (una sorta di docenza senior) della cattedra di filosofia dell'Università di Oxford. In Italia per tenere (il 2 ottobre) la sua conferenza sulle differenze tra la morale basata sull'emotività o sulla ragione e sul ruolo della risonanza magnetica funzionale, spiega a Nòva 24 quale sia la sua idea di morale, perché ha sempre sostenuto, contro le mode più diffuse, che non tutto può essere spiegato attraverso le neuroscienze e qual è il contributo che esse possono dare alla comprensione della morale.
«I fenomeni mentali quali la memoria, le percezioni, l'immaginazione – esordisce – hanno una base fisiologica, lo sappiamo. Tuttavia non riusciamo a spiegare ogni aspetto del pensiero tramite reazioni elettrochimiche. Per esempio, sappiamo quale area del cervello è responsabile della visione, ma non perché vediamo un gatto come gatto né quali neuroni, specificamente, lo rendono possibile». In altri termini, le neuroscienze permettono di conoscere molti aspetti dell'elaborazione dei concetti astratti, ma non spiegano del tutto le funzioni superiori.
In parte a questo provvedono le scienze cognitive, definite così da Crane: «Sono le scienze che in generale cercano di spiegare il funzionamento dei processi mentali in tutte le loro forme e non limitandosi agli aspetti meccanici o elettrochimici. Mi spiego con un esempio: chi si occupa di apprendimento afferma che anche i bambini piccolissimi sono in grado di fare propri concetti astratti, che non hanno alcun significato pratico. I cognitivisti che l'hanno dimostrato si sono serviti soprattutto dell'osservazione del comportamento dei bambini, e poi hanno studiato come funziona il loro cervello. Ciò dimostra il ruolo cruciale delle scienze psicologiche e anche che la fisiologia, da sola, non è sufficiente. Al tempo stesso, però, le due cose non sono in contrasto, ma si integrano alla perfezione».
Qualcosa di analogo accade con la morale, una caratteristica prettamente umana. Spiega Crane: «Non sappiamo spiegare, in termini di neuroscienze, perché abbiamo un istinto morale, ma ogni gesto, ogni decisione, ogni nostro comportamento è dettato da una scelta tra giusto e sbagliato, tra opportuno e sconveniente e così via. Ciò dipende dal fatto che l'uomo non è perfettamente razionale ma è il risultato anche della cultura e dell'esperienza, e ha una capacità limitata di compiere scelte pratiche. La riprova? Non esiste alcun modo di insegnare a un essere non umano a compiere scelte morali».
Ma l'esistenza di una morale ha importanti ricadute nella progettazione di macchine intelligenti, come sottolinea il filosofo. «Il pensiero umano non è puro calcolo e in questo senso una macchina sarà veramente intelligente soltanto quando sarà in grado di applicare la sua razionalità al contesto, cioè di avere una cultura e di regolare il proprio comportamento di conseguenza. Gli esperti del campo chiamano questo processo "singolarità" delle macchine. È realistico pensare che si arrivi? Non vedo perché no. Bisogna preoccuparsi? Sì, e per questo non bisogna considerare le macchine come allievi dell'uomo, ma come oggetti che non appartengono alla nostra comunità morale e che hanno un loro tipo di intelligenza, del tutto diversa dalla nostra perché basata sul puro calcolo».

Agnese Codignola

(Articolo pubblicato in data 25 settembre 2011 su "Nova 24" de Il Sole 24 Ore)

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Tim Crane, 49 anni, si è laureato all'Università di Durham e ha perfezionato gli studi tra York e Cambridge, dove oggi è Knightbridge Professor, una delle posizioni più prestigiose dell'ateneo britannico. Si è sempre occupato di filosofia della mente, sostenendo posizioni che hanno messo in forte dubbio il riduzionismo che ha dominato l'elaborazione filosofica degli ultimi anni. Crane è anche un ottimo divulgatore e ha all'attivo, oltre a decine di articoli e saggi, alcuni libri per il grande pubblico tra i quali La storia del problema tra mente e corpo, La mente meccanica, Il contenuto dell'esperienza.

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Scienza e divulgazione. Si terrà dal 1° al 16 ottobre la IX edizione di BergamoScienza, la rassegna di divulgazione scientifica che proporrà oltre cento appuntamenti con Premi Nobel, scienziati di fama, ricercatori, mostre e laboratori interattivi aperti al pubblico.
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