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Mercoledì, 18 Luglio 2018

La natura non è in vendita

di George Monbiot, The Guardian, Gran Bretagna

Un rapporto del ministero dell’ambiente britannico ha attribuito un valore economico alla natura. Consegnandola così al mondo degli affari

L’amore, hanno scoperto gli economisti, si sta deprezzando in fretta. In base all’andamento attuale, da qui al 2030 potrebbe scendere di 1,78 sterline per ogni ora di passione. Dal 1988 il costo opportunità di un bacio mancato è sceso di 0,36 sterline. Nel 2050 il valore attuale netto di una notte sotto le stelle potrebbe valerne appena 56,13. La riduzione del reale valore dell’amore, avvertono, potrebbe causare gravi danni economici.

Niente di tutto questo è vero, ma non è poi così lontano dalla realtà. L’amore è uno dei pochi doni della natura a cui non è ancora stato attribuito un prezzo. Ma è probabile che ci stiano lavorando. All’inizio di giugno il ministero dell’ambiente britannico ha reso noti i risultati della National ecosystem assessment, un imponente studio che ha coinvolto cinquecento esperti. La valutazione, ci dicono, determina “il reale valore della natura […] per la prima volta in assoluto”. Se pensavate che il valore della natura fosse dato dalla meraviglia e dalla gioia che evoca vi sbagliavate. A quanto pare si tratta di un numero con il simbolo della sterlina davanti. All’ufficio di gabinetto non resta che comunicarci il vero valore dell’amore e il prezzo della società, così avremo un unico importo per il senso della vita.

Il governo britannico non ha ancora un numero per “il vero valore della natura”, ma gli scienziati hanno attribuito un prezzo ad alcune risorse che un giorno consentiranno di ottenere questa magica sintesi. La valutazione ha prodotto, per esempio, le cifre del valore degli spazi verdi per il benessere umano. Se ce ne prendiamo cura, nel 2060 i parchi e le aree verdi accresceranno il nostro benessere al ritmo di 290 sterline a famiglia per anno. Come si calcolano questi valori? Il rapporto dice che tra i “servizi dell’ecosistema” valutati ci sono “svago, salute e sollievo” e gli spazi naturali “in cui la nostra cultura affonda le radici e il senso del luogo”. Tutto questo va preso in considerazione quando si dà un prezzo al “valore sociale condiviso”.

Lo studio parte da buone intenzioni: il ministero dell’ambiente fa giustamente notare che le imprese e i politici ignorano i possibili danni che le loro decisioni hanno sulla natura e sulla salute umana, e tenta di dimostrare che “esistono reali ragioni economiche per prendersi cura della natura”. Ma ci sono due problemi.

Il primo consiste nel fatto che la valutazione è totalmente assurda, un puro sproloquio riduzionista che, pur essendo ammantato della lingua dell’obiettività e della ragione, attribuisce un prezzo alle reazioni emotive: un prezzo che può solo essere arbitrario. La valutazione è stata fatta da persone che si sentono sicure solo in presenza di numeri, che devono trascinare il mondo intero nella loro dimensione consolatoria per avere la sensazione di controllarlo. La grafica usata è eloquente: rappresenta i legami tra persone e natura come ruote dentate. È un avvertimento evidente e un tentativo quasi ridicolo di costringere la natura e le emozioni umane in una visione lineare e meccanicistica.

Il secondo problema consiste nel fatto che mette il mondo naturale nelle mani di quelli che lo distruggerebbero. Pensiamo, per esempio, a un’indagine conoscitiva per una miniera di carbone a cielo aperto. I benefici pubblici dei prati e dei boschi che verrebbero distrutti sono stati valutati a un milione di sterline annue. L’introito per l’apertura della miniera è di dieci milioni di sterline all’anno. Non servono altri argomentazioni. L’esercizio di prezzatura spazza via qualsiasi obiezione. Quando la natura viene piegata alla contabilità, la sua distruzione si può giustificare non appena il progetto di un’azienda ha la meglio. E succede quasi sempre. L’analisi costi-benefici è sistematicamente manipolata a favore delle imprese.

È il trionfo liberista: la monetizzazione e la commercializzazione della natura, la sua riduzione a risorsa scambiabile. Una volta consegnata al regno dell’ottimizzazione di Pareto e dell’efficienza di Kaldor-Hicks, è tutto a disposizione di chi lo vuole. Questi somari benintenzionati, membri della Grande accademia di Lagado (dei viaggi di Gulliver), autori della valutazione commissionata dal governo, hanno compresso il mondo naturale in una colonna di numeri. Ora può essere scambiato per soldi.

Tratto da: Internazionale n. 904 del 01 luglio 2011