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Martedì, 13 Novembre 2018

La democrazia vive di motivazione politica

Di solito, della "motivazione" in politica si parla solo prima di elezioni, referendum o altri momenti di votazione democratica, quando si tratta di "motivare" la popolazione ad andare a votare. A causa di tale motivazione, la politica quotidiana spesso viene fermata per settimane: l'intensità delle campagne elettorali aumenta sempre di più per durata e per intensità. Tutto questo ha dei costi, senza contare la perdita di tempo per i compiti che la politica dovrebbe affrontare. E dopo le votazioni, si rimane spesso delusi della discrepanza tra i costi e le forze investite, da un lato, e l'effettiva partecipazione al voto, dall'altro.
Tuttavia, nessuno che condivida i valori fondamentali dello Stato di diritto liberal-democratico può mettere in dubbio l'importanza delle campagne elettorali per la legittimazione e il funzionamento della nostra democrazia. Ma è altrettanto evidente che nella situazione appena descritta esiste un problema "motivazionale": non dovrebbe essere lo Stato a "motivare" i cittadini ad andare alle urne, giusto nei momenti in cui è stabilita una determinata votazione. Se si intende la "motivazione" democratica in questa chiave, essa è destinata a fallire. Con la conseguenza, che il nostro ordinamento liberal-democratico perderebbe la sua legittimazione. Al contrario, la "motivazione" politica è un bene e un dovere di tutti i cittadini: dovremmo interessarci di più della politica quotidiana, ed impegnarci in vari modi nel processo della formazione dell'opinione politica. Bisogna capire che la "motivazione" politica non è soltanto compito dei partiti in campagna elettorale, ma è innanzitutto dovere di chiunque vive in uno Stato liberal-democratico.
Senz'altro, in questo modo si delinea un dilemma che il costituzionalista tedesco Ernst-Wolfgang Böckenförde ha formulato in questo modo: "Lo Stato liberale secolarizzato si fonda su presupposti che esso stesso non è in grado di garantire. Questo è il grande rischio che si è assunto per amore della libertà". Ciò significa che lo Stato non può "costringere" i cittadini a motivarsi per la politica, ma solo preparare i presupposti affinché essi trovino da soli la motivazione democratica: tramite una politica attenta alla trasparenza, alla cultura, ai valori, e all'efficienza, che dia ai cittadini possibilità reali di farsi sentire e di partecipare attivamente. Ma significa anche che i cittadini hanno la responsabilità concreta di coltivare la loro motivazione politica, non solo nei momenti di votazioni.

Markus Krienke

Tratto da: "Il Caffè" del 12.06.2011