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Sabato, 22 Settembre 2018

La corruzione è ormai metastasi e servono nuove regole giuste

Dall’“affittopoli” milanese a quella romana, e dalla “parentopoli” romana a quella milanese; che sta mai succedendo in Italia?

Una cosa semplice e purtroppo molto “normale”: la corruzione ha ripreso a correre, se mai si è fermata da tangentopoli in poi. Il procuratore generale della Corte dei conti ha lanciato nei giorni scorsi l’allarme. Ha parlato di una vera e propria malattia, anche se sarebbe più appropriato parlare di metastasi, di proliferazione di cellule malate che stanno progressivamente invadendo i tessuti sani della società. Le cifre sono impressionanti. Una su tutte: nel 2010 vi è stato un aumento di corruzione del 30 per cento rispetto al 2009. E noi, ingenui o distratti, continuiamo a pensare che la stagione di tangentopoli sia ormai alle nostre spalle.

Ma in che cosa consiste più propriamente la corruzione? E come combatterla? Quali strumenti adottare per una diagnosi corretta e per una terapia efficace?

In termini molto generali la corruzione è una degenerazione morale e spirituale di una persona o società che ha perduto il senso dell’onestà, della dignità, del rispetto per se stessa e gli altri. In termini più specifici e tecnici si parla di corruzione quando in politica o nella pubblica amministrazione si viene meno a un dovere morale per denaro o per un interesse particolare di qualsiasi tipo, personale, familiare, sociale, economico, politico, culturale, perfino religioso.

Uno dei tanti volti nascosti della corruzione, come si sa, è l’appalto o asta pubblica. Non a caso chi viene accusato di corruzione si difende quasi sempre rivendicando di aver partecipato ad appalti o aste pubbliche regolarmente indette. Tangentopoli sembrava aver dato un colpo di grazia a questo tipo di corruzione, e invece il sistema continua a funzionare, e anche relativamente bene stando agli ultimi dati statistici.

Due attenti studiosi del problema, Roger Abravanel e Luca D’Agnese, hanno pubblicato un libro dal titolo “Regole” in cui affermano che appalti e aste pubbliche sono da sempre un incentivo (pare irresistibile) alla corruzione. I due studiosi affermano che tutto dipende dal sistema Italia che è in panne, funziona male, perché è fatto di regole sbagliate e non rispettate in cui la cattiva qualità delle regole e la non osservanza si alimentano a vicenda come gemelli siamesi. Non si osservano le regole perché sono troppe e troppo complicate per cui non vi è controllo adeguato perché le regole da osservare sono troppe e troppo complicate. Siamo, come si può intuire, dentro a un circolo vizioso. Uscirne non è facile.

Si possono comunque tracciare due strade, o meglio due tappe di una stessa strada.

La prima tappa ci porta in direzione di un’etica del risultato in grado di costruire per la pubblica amministrazione regole giuste che hanno bisogno di un processo che inneschi un circolo virtuoso tra regole e osservanza. Per ottenere questo è, però, urgente avviare un meccanismo di aggiustamento progressivo delle regole che adottando il metodo per prove ed errori sia in grado di verificare se il risultato che si ottiene è l’osservanza o la non osservanza. In riferimento ad appalti o aste pubbliche, il risultato ottenuto e verificato sembra, per ora, la non osservanza; segno che le regole sono ancora troppo o troppo complicate.

La seconda tappa ci porta in direzione di un’etica delle convinzioni in grado di formare funzionari onesti che per essere onesti hanno bisogno di un processo che inneschi un circolo virtuoso tra convinzioni e risultati. Si tratta di un percorso che, facendo leva sulla formazione della coscienza, sia in grado di aiutarli a tradurre una convinzione, un atteggiamento moralmente buono, in una serie di risultati, di comportamenti moralmente retti.

Ancora una volta nel caso di appalti o aste pubbliche il risultato sembra la non coerenza tra convinzioni e risultati; segno che le convinzioni sono formali o poco profonde. Vi sono, in effetti, funzionari le cui convinzioni sono più che altro formali: credono nello stato, nelle sue leggi, e solitamente osservano le regole, non fosse altro per timore delle sanzioni. Altri funzionari, invece, hanno convinzioni poco profonde; credono nel valore dell’onestà, del bene, e osservano anche loro solitamente le regole, non fosse altro per un barlume di coscienza. Ma quando soffia il vento della tentazione il rischio di corruzione è alto per tutti. Più pesante è la “busta” o l’interesse in gioco, più facile è cadere in tentazione.

Le regole giuste da sole non bastano. Ci vogliono funzionari veramente onesti, se si vuole uscire dalla corruzione.

 

Giuseppe Trentin