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Martedì, 13 Novembre 2018

Il desiderio non è l'unica condizione per procreare un figlio "a ogni costo"

I bambini, è risaputo, sono l'anello debole della catena. Amati e vezzeggiati, violentati e dimenticati, vittime spesso degli adulti. In questi giorni sulle pagine dei giornali hanno fatto scalpore due notizie. La rockstar Gianna Nannini, alla bella età di 54 anni, ha annunciato che sta per diventare madre. Per il momento non è dato di sapere come, né chi sia l'eventuale padre. La seconda notizia è più drammatica: riguarda due bambini rom bruciati vivi in un campo abusivo di nomadi nei pressi di Roma, a causa, sembra, di una candela accesa.
Due notizie, fra le molte altre, per ricordare che viviamo in un mondo dove non c'è molta attenzione per i bambini. Li mettiamo al mondo, ma spesso non ci preoccupiamo di capire ciò di cui hanno bisogno. Così capita che a volte crescano troppo in fretta, altre volte che rimangano bloccati, come paralizzati dalla paura, da traumi subiti. E poi ci si meraviglia se bande di minorenni taglieggiano i loro coetanei o se i giardini pubblici delle nostre città sono pieni di siringhe. Il fatto è che i bambini sono sì oggetto di cure, di premure infinite, ma si dimentica la cosa più evidente: sono dei bambini. O la cosa più importante: sono persone, soggetti di diritto. Nei loro confronti abbiamo dunque dei doveri, in particolare il dovere di rispettarli, di aiutarli a crescere, a diventare protagonisti della loro vita. Succede invece che siano in balia dei nostri desideri, dei nostri tic o di strampalati quanto improbabili progetti di vita.
Anni addietro avere un figlio a 54 anni avrebbe sollevato una quantità di problemi e discussioni. Oggi è una notizia come tante altre. Procreare un figlio è diventato ormai un affare privato. D’altra parte dai giornali non piovono più notizie strabilianti: uteri in affitto, embrioni congelati, ìnseminazioni artificiali, fecondazioni in vitro. Ma che significa? Che non esistono, non si praticano più? O non piuttosto che si praticano clandestinamente e chi può va tranquillamente all'estero? Un costume di certo è cambiato, anche le regole in molti paesi sono cambiate. Louise Brown, la prima figlia in provetta è nata nel 1978. Da allora sono passati più di trent'anni, un'eternità da un punto di vista scientifico. Noi invece, da un punto di vista morale, torniamo a porci sempre lo stesso inquietante interrogativo: il figlio, il bambino, è oggetto o soggetto, vittima o protagonista del cambiamento che avanza?
La scienza ha ormai dimostrato che non vi sono più limiti al dominio dell'uomo sulla generazione dei suoi simili. Può far nascere figli di una donna a cinquanta, sessant'anni o che non ha avuto contatti con il futuro padre. Rendere madre una donna sterile e padre un uomo impotente. Predeterminare il sesso dei nascituri e in prospettiva intervenire sui caratteri ereditari. Quando e dove si potrà fermare? Chi e come fornirà un orientamento etico? Dove trovare il punto in cui il "tecnicamente possibile" diventa giuridicamente e moralmente lecito? E mai possibile che la società accetti come normale maternità o paternità surrogate, per interposta persona? O anche solo che una donna diventi madre o un uomo padre a cinquanta o sessant'anni? Chi pensa al futuro di un bambino che a quindici anni si troverà a parlare dei suoi problemi di adolescente con genitori che ne avranno settanta, ottanta, e figurerebbero meglio, a livello anagrafico, a essere i suoi nonni?
Interrogativi sacrosanti che rendono anacronistici i vecchi steccati tra una "morale laica" e una "morale cattolica". E dovrebbero indurci a cercare una risposta adeguata al di là delle tradizionali distinzioni politiche e ideologiche. Nessuno nega che a livello profondo, per altro non ancora ben studiato, data la segretezza richiesta da ogni persona o coppia intorno a queste vicende, possa nascere un desiderio di maternità. Non è questo però il problema. Il desiderio è sì condizione necessaria, ma non è sufficiente per procreare un figlio. Vi sono altri fattori da considerare e fra questi i possibili vissuti fantasmatici che si riversano poi regolarmente sul figlio. Gli stress psicologici legati a simili pratiche sono molto complessi e non tutte le donne e gli uomini, non tutte le coppie, sono in grado di reggere. Per questo diversi studiosi vorrebbero che fosse obbligatorio un colloquio psicologico con i partner che chiedono l'inseminazione o la fecondazione artificiale eterologa. Al di là però dei problemi psicologici il Rubicone da non varcare è la pretesa di procreare "a ogni costo" un figlio, senza riguardo ai suoi diritti, al suo futuro.

Giuseppe Trentin